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Tempo tuta di infermieri e OSS: come chiedere all’Azienda il pagamento.

Come fare, passo per passo, per chiedere all'Azienda di pagare il tempo necessario per le operazioni di vestizione e svestizione (tempo tuta).
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Tempo tuta non pagato. Ti interessa questo articolo se:

  • sei interessato al pagamento del “tempo tuta”;
  • sei un infermiere o un O.S.S.;
  • hai un contratto di lavoro subordinato alle dipendenze di un’Azienda sanitaria pubblica o privata;
  • puoi e devi svolgere le operazioni di vestizione e svestizione, prima e dopo ogni turno, solo nei locali aziendali;
  • devi vestirti prima della timbratura del badge di ingresso e devi svestirti dopo la timbratura del badge di uscita.
  • per il “tempo tuta”, cioè il tempo che impieghi a vestirti e svestirti (mediamente 20 minuti per ciascun turno) l’azienda non ti riconosce alcuna retribuzione e non versa i relativi contributi previdenziali.

Se manca anche una sola di queste condizioni, questo articolo non fa per te.

Il tempo tuta deve essere retribuito secondo la Cassazione.

Il tempo tuta deve essere retribuito, sempre che ricorrano tutte le condizioni indicate nell’elenco inserito nel paragrafo precedente.

Sono ormai numerose le sentenze che condannano le Aziende sanitarie (pubbliche e private) a retribuire il proprio personale per il tempo speso per indossare gli indumenti di lavoro (camice, cuffia, scarpe sanitarie ecc.).

Ne ho parlato anche in un altro articolo che ti consiglio di leggere se non l’hai ancora fatto.

Tuttavia, solo pochissime aziende riconoscono spontaneamente queste somme (talvolta rilevanti) ai propri dipendenti.

E allora, qual’è il modo migliore per chiedere il pagamento del tempo tuta?

Con questo articolo vediamo come chiedere, passo dopo passo, il riconoscimento della retribuzione (e dei contributi) per il così detto “tempo tuta”.

Cosa è possibile chiedere (e cosa no).

Per prima cosa è necessario chiarire cosa si può chiedere e cosa no.

E’ possibile chiedere esclusivamente:

  • Il pagamento degli arretrati relativi al tempo tuta, ma solo per gli ultimi 5 anni. I periodi precedenti sono infatti coperti dalla prescrizione, a meno che il lavoratore non l’abbia appositamente interrotta (ne parliamo anche più avanti). Trattandosi di arretrati retributivi, saranno dovuti anche gli interessi e la rivalutazione monetaria.
  • Il pagamento dei contributi relativamente agli arretrati, sempre nel limite di 5 anni.
  • L’adeguamento al tempo tuta del proprio stipendio (e della contribuzione) per il futuro.

Non è possibile chiedere il pagamento di somme dovute a periodi prescritti (oltre 5 anni dalla richiesta) nè altre somme a titolo di risarcimento del danno.

Adempimenti necessari per chiedere il riconoscimento del “tempo tuta”.

Il percorso da intraprendere è scandito da 3 passaggi. Non è detto che sia necessario affrontarli tutti, anche se nella prassi è molto probabile.

1) INVIARE UNA RACCOMANDATA ALL’AZIENDA PER CHIEDERE IL PAGAMENTO DEL TEMPO TUTA E INTERROMPERE LA PRESCRIZIONE.

La prima cosa da fare è inviare una raccomandata a/r all’azienda.

Questo adempimento serve a chiedere “bonariamente” all’Azienda di riconoscere il tempo tuta per il futuro nonché il pagamento degli arretrati.

Per trasmettere la lettera non è necessario quantificare esattamente l’importo che si richiede, ma è sufficiente indicare all’Azienda con esattezza a cosa si riferisce la propria pretesa.

Ma l’effetto più importante della raccomandata è che quest’ultima, a partire da quando viene ricevuta dal destinatario, interrompe i termini della prescrizione.

Questo significa che una volta trasmessa la raccomandata, il termine di 5 anni di cui ho parlato sopra si interrompe e comincia a decorrere nuovamente, da capo.

Non hai capito? Facciamo un esempio.

Un infermiere invia la raccomandata il 26 maggio 2020, chiedendo l’adeguamento per il futuro e il pagamento degli arretrati.

Gli arretrati non prescritti sono quelli relativi ai turni di servizio svolti negli ultimi 5 anni, e cioè a partire dal 26 maggio 2015.

Trasmettendo la lettera il 26 maggio 2020, la prescrizione viene “bloccata” al 26 maggio 2015: se tu dovessi presentare un ricorso, per esempio, quattro anni dopo la raccomandata (nel nostro esempio, quindi, il 26 maggio 2024), potrai comunque chiedere gli arretrati sul tempo tuta dal 26 maggio 2015, perché la prescrizione era stata interrotta.

Per trasmettere la raccomandata non è necessaria l’assistenza di un avvocato. Infatti, per quanto sia sempre consigliabile farsi seguire da un legale sin dall’inizio di una vertenza, si tratta di un adempimento personale che può essere effettuato senza costi aggiuntivi.

E’ possibile utilizzare gratuitamente questo modello editabile, da compilare personalmente in base alle proprie esigenze, sottoscrivere, fotocopiare e trasmettere all’Azienda.

Una volta inviata la raccomandata, è consigliabile attendere almeno 30 giorni per passare, eventualmente, alla fase successiva. Infatti l’Azienda, ricevuta la diffida, potrebbe riconoscere spontaneamente la retribuzione aggiuntiva per il tempo tuta, oppure invitare il lavoratore a una soluzione conciliativa.

Nella maggior parte dei casi, tuttavia, le Aziende ignorano richieste di questo tipo. E’ necessario quindi procedere con il successivo adempimento.

tempo tuta
il tempo tuta deve essere retribuito autonomamente, se effettuato prima e dopo il turno.

2) PREDISPORRE UN CONTEGGIO DELLE SOMME SPETTANTI A TITOLO DI TEMPO TUTA.

Se l’Azienda non si adegua spontaneamente, è necessario predisporre un conteggio che quantifichi esattamente le somme che devono essere richieste (sia a titolo di arretrati che come adeguamento per il futuro).

Un conteggio di questo tipo può essere effettuato senza particolari problemi da qualsiasi CAF o Patronato del territorio nazionale, con un costo modesto.

Una volta che si sarà ottenuto il conteggio sarà possibile, anche se non strettamente necessario, inviare una nuova raccomandata all’Azienda facendo seguito alla precedente raccomandata, per quantificare esattamente le somme richieste.

3) DEPOSITARE UN RICORSO PER CHIEDERE LA CONDANNA DELL’AZIENDA A PAGARE LE SOMME ARRETRATE E AD ADEGUARE LA RETRIBUZIONE AL TEMPO TUTA ANCHE PER IL FUTURO.

Se l’Azienda continua a non adeguarsi, sarà necessario rivolgersi al Tribunale del Lavoro depositando un ricorso.

Con il ricorso, il lavoratore chiede al Tribunale che l’Azienda venga condannata a corrispondere le somme arretrate e ad adeguare la retribuzione al tempo tuta, anche per il futuro.

Per questa attività è necessaria l’assistenza di un avvocato.

Per procedere con il ricorso è necessario avere a disposizione i seguenti documenti:

  • Copia del contratto di assunzione;
  • Copia delle buste paga (o cedolini stipendiali) degli ultimi 5 anni;
  • Contratto aziendale;
  • Ogni altro documento utile a dimostrare l’obbligo di vestizione o svestizione nei locali aziendali prima e dopo il turno (turni di servizio, foglio di timbrature del badge, ecc.);
  • Copia della raccomandata e della prova di consegna;
  • Conteggio.

Quali sono i costi di un’azione legale?

I costi di un’azione legale comprendono varie voci. Alcune sono determinabili esattamente, altre no. Vediamole una per una:

1) Spese vive.

Le spese vive comprendono ogni spesa strettamente necessaria al deposito del ricorso.

I ricorsi in materia di lavoro sono esenti dalle spese di notificazione, quindi non è dovuta nessuna spesa per questa voce.

Le spese vive comprendono principalmente (se non essenzialmente) il contributo unificato, cioè l’imposta da versare all’erario per depositare il ricorso.

L’importo del contributo unificato varia a seconda del valore della domanda, cioè della somma che si chiede con il ricorso.

Per la questione dei “tempi-tuta”, il contributo unificato segue questi scaglioni, aggiornati al 14 maggio 2020:

  • Se chiedi fino a € 1.100,00: € 21,50
  • per controversie maggiori di € 1.101,00 e fino a € 5.200: € 49,00
  • Se chiedi più di € 5.200,00 e fino a € 26.000,00: € 118,50
  • Per controversie maggiori di € 26.000,00 e fino a € 52.000,00: € 259,00
  • Se la tua domanda non è esattamente quantificabile, perchè chiedi anche l’adeguamento per il futuro della retribuzione: € 259,00.

Tuttavia, se il reddito del tuo nucleo familiare è stato inferiore, per la precedente annualità fiscale, a € 34.481,46 (aggiornato al 14 maggio 2020), non è dovuto nessun contributo unificato, indipendentemente dal valore della causa. Per godere dell’esenzione dovrai compilare questa autocertificazione e allegare una copia del documento di identità in corso di validità.

2) Onorari di avvocato.

La prestazione dell’Avvocato non può essere gratuita.

L’unica eccezione è quella del c.d. gratuito patrocinio, a cui hanno accesso i soggetti meno abbienti. Consulta questo link per maggiori informazioni sul gratuito patrocinio.

Per tutti gli altri casi, è consigliabile ottenere dall’Avvocato un preventivo prima di procedere.

Personalmente, ogni cliente che si rivolge al mio studio ottiene un preventivo di spesa prima di affidarmi qualsiasi incarico. Se hai bisogno di un preventivo gratuito puoi contattarmi utilizzando l’apposito form.

Ti risponderò appena possibile.

3) Spese di soccombenza.

Se il ricorso dovesse essere respinto, potresti essere condannato a pagare all’Azienda le spese legali.

Il principio della soccombenza è un principio generale del processo italiano che si applica a tutte le controversie, nessuna esclusa.

La misura delle spese legali non è mai preventivabile ed è stabilita direttamente dal Giudice con la sentenza.

In base alle specifiche situazioni è possibile operare una prognosi di massima sul rischio concreto di perdere la causa e sulle spese legali. Quest’ultima voce, tuttavia, non può mai essere preventivata con esattezza dall’Avvocato.

Posso essere assistito da un avvocato di una zona diversa dalla mia?

Gli avvocati italiani sono abilitati ad esercitare la professione in tutto il territorio nazionale.

Personalmente, opero davanti a tutti i Tribunali italiani. Per maggiori informazioni è possibile contattarmi utilizzando questo modulo.

La mia situazione riguarda anche i miei colleghi. Possiamo depositare un ricorso insieme?

Quando la questione è identica per caratteristiche, è possibile depositare un unico ricorso. In questo caso:

  • Tutte le spese vive vengono ripartite tra i vari ricorrenti. Per esempio, nel caso in cui il ricorso venga presentato da 4 persone, il contributo unificato sarà unico e verrà diviso per 4.
  • Gli onorari dell’avvocato saranno ridotti, secondo le modalità indicate nel preventivo.

Documenti utili da scaricare:

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Autore: Avv. Lorenzo Nannipieri

Autore: Avv. Lorenzo Nannipieri

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