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Liste di collocamento: quando sorge il diritto all’assunzione.

Con una recente sentenza, la Corte di appello di Milano si pronuncia sui criteri di selezione e sul diritto dei candidati all’assunzione, se inseriti in graduatoria in posizione utile.

Sono molti gli interrogativi che si pongono le persone iscritte nelle liste di collocamento in vista della propria assunzione.

Ma come funziona l’assunzione del lavoratore? E quando, in particolare, si acquisisce un vero e proprio diritto all’assunzione da parte di un’Amministrazione?

La legge è abbastanza caotica.

La Corte di appello di Milano, con una recente sentenza (Corte app. Milano, Sez. Lavoro, sentenza n. 1906 del 2.3.2020), prova a fare chiarezza.

Con un punto fermo: chi è utilmente inserito nella graduatoria di collocamento ha diritto all’assunzione.


Come funziona la selezione dalle liste di collocamento?

Prima di approfondire il principio elaborato dalla Corte meneghina, vediamo cosa dice la legge in materia di assunzione dei soggetti inseriti nelle liste di collocamento.

In principio, un chiarimento: le assunzioni tramite liste di collocamento riguardano solo i lavoratori da inquadrare in profili per i quali è sufficiente l’assolvimento dell’obbligo scolastico.

Tutte le Amministrazioni, eccetto quelle militari, pubblicano ogni anno bandi per le assunzioni in questione, attingendo alle graduatorie degli iscritti nelle liste di collocamento della provincia di riferimento, e in quelle di mobilità.

Il tutto a condizione che i soggetti in questione siano dotati dei requisiti per l’accesso al pubblico impiego e siano in possesso della professionalità richiesta dall’Amministrazione.

E’ importante chiarire che i soggetti inseriti in graduatoria, in possesso dei requisiti di cui sopra,

sono avviati numericamente alla selezione secondo l’ordine delle graduatorie risultante dalle liste delle circoscrizioni territorialmente competenti”.


Art. 16, comma 1, legge n. 56/1987.

Le selezioni in questione consistono nello svolgimento di prove pratiche attitudinali oppure in sperimentazioni lavorative, tutte finalizzate ad accertare l’idoneità del candidato all’assunzione per il profilo richiesto dall’Amministrazione (art. 27 D.P.R. 487/1994).

L’Amministrazione deve convocare il lavoratore entro 15 giorni dall’inizio del lavoro e sottoporlo alle prove ritenute necessarie dalla stessa Amministrazione per accertarne la professionalità (art. 6 D.P.C.M. 392/1987).

E’ bene precisare che la selezione non ha la natura di concorso o valutazione comparativa, ma di una semplice prova di idoneità.

In questi casi, si parla di attività amministrativa di certazione.

La sede del Ministero del Lavoro a Roma. Ogni anno migliaia di cittadini vengono inseriti nelle liste di collocamento. Quando sorge il diritto all'assunzione?
La sede del Ministero del Lavoro a Roma. Ogni anno migliaia di cittadini vengono inseriti nelle liste di collocamento. Quando sorge il diritto all’assunzione?

La “prova pratica” può anche consistere nella risposta a domande scritte?

E’ frequente che per superare la selezione sia necessario rispondere correttamente a domande scritte.

Poiché la legge prevede solo una “prova pratica” o una “sperimentazione lavorativa”, viene da chiedersi se un questionario scritto possa essere ritenuto comunque legittimo.

La risposta è sì, ma solo se le domande sono finalizzare a sollecitare una indicazione sommaria dei comportamenti da tenere nelle situazioni di lavoro prospettate dal questionario.

In sintesi, un questionario scritto può essere qualificato come “prova pratica”, ma solo se le domande sono tese a valutare la capacità di assumere in concreto i comportamenti necessari in un determinato contesto.

Al contrario, il questionario scritto è illegittimo se le domande sono predisposte per verificare la conoscenza astratta dei principi di una determinata disciplina. La “prova teorica”, infatti, non può essere sottoposta dalle Amministrazione ai candidati all’avviamento.


Può esistere anche una “prova orale”?

Per la stessa ragione è ritenuto ammissibile anche il comportamento dell’Amministrazione che decida di operare la selezione attraverso una prova orale.

Anche la prova orale, infatti, può essere qualificata come “prova pratica”.


Cosa accade se il candidato inserito nelle liste di collocamento supera la selezione ma non viene assunto?

La Corte di appello di Milano ha stabilito che il lavoratore chiamato dalle liste di collocamento e sottoposto alla selezione, una volta che si è concluso il procedimento, vanta un vero e proprio diritto soggettivo all’assunzione.

La Corte, richiamando due interventi della Cassazione a Sezioni Unite (sentenze nn. 14432/2017 e 11015/2017, cercale qui) precisa che l’Amministrazione non ha alcuna potestà discrezionale nell’accertamento dei relativi presupposti. L’Amministrazione, infatti, è chiamata semplicemente ad attestare l’idoneità a svolgere una determinata mansione.

a condizione che il procedimento amministrativo (la “selezione”) si sia concluso.

In conclusione, se la verifica di idoneità si conclude positivamente, il candidato ha un vero e proprio diritto soggettivo all’assunzione.

Infine, è bene precisare che in caso di annullamento dell’intera procedura in sede giurisdizionale, il lavoratore che non sia stato assunto non può chiedere al Giudice la costituzione di un rapporto di lavoro, ma deve limitarsi a chiedere il risarcimento del danno da perdita di chance.

Autore: Avv. Lorenzo Nannipieri

Autore: Avv. Lorenzo Nannipieri

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